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Tour Ronde North Face 20.06.2008

3792m ; 50m 55°, 300m 50° ; North ; TD+ ; 5.3/ E3

Durante tutto l’inverno mi dimentico quasi che ci sia, come sprofondata in un letargo profondo; la scansione automatica del mio occhio alla ricerca di “bianco sciabile”, non si sofferma quasi mai su di essa, se non per constatarne il terrificante blu o grigio che ne ricopre la nord.
“Chissà se mai la vedrò bianca” mi sono chiesto un paio di volte in questi ultimi due anni che sono a Chamonix. Pilastro portante dell’ Arete de la Brenva, che divide nettamente il bacino omonimo da quello du Geant, si staglia elegantemente con i suoi 3792m tra l’imponente contrafforte roccioso del Mont Blanc du Tacul e Punta Helbronner (accesso al ghiacciaio dal versante italiano).
La sua parete nord, con la sua linea corta ma superestetica, ha sempre attratto la mia fantasia.
Sette anni fa, quando lavoravo durante l’estate al rifugio Torino, un carissimo amico, passeggiando sul ghiacciaio, mi indicò la nord dicendo: “qualcuno è sceso di lì con gli sci!”. Non avrei mai immaginato che sette anni più tardi, dopo tre settimane di pioggia (e nevicate ad alta quota) mi sarei trovato alle sette del mattino a passare la sua terminale, con la ferma intenzione di salirla e scenderla in snowboard. Ho faticato non poco a trovare un compagno e quando, dopo essere stato rimbalzato un pò da tutti con le scuse più varie (“6 matto? è estate!”..”no grazie vado ad arrampicare”..”vado in bici”..”vado a nuotare al lago”..”fra due giorni parto per l’Indonesia”..”sto per diventare padre per la seconda volta” ecc,ecc,) mi sono deciso ad andare da solo, piuttosto che rimanere a frignare a casa con l’insopportabile senso di frustrazione per aver perso una buona occasione, ecco che compare Steph, telemarker coi controcazzi, la sera prima, appena tornato dall’oceano, che mi rivela la sua forte motivazione.


On top of Aiguille du Toule


Sunrise on the Aiguille Noir de Peuterrey

Siamo saliti verso mezzogiorno e dopo aver passato il pomeriggio a sciare l’Aiguille du Toule ed il Grand Flambeau per rifarci un pò le gambe, abbiamo passato la notte al Torino. Saliamo i primi 150m senza problemi, ma nella goulotte centrale c’è traffico, così aspettiamo un buon 40 minuti all’attacco di quest’ultima, un pò defilati sulla destra per non prenderci roba sulla testa.
C’è ghiaccio nella goulotte e Steph mi confida il suo disagio sul fatto di progredire slegati su questo tipo di terreno, così che ci leghiamo, facciamo due tiri su ghiaccio e usciamo in conserva.
Arrivati sul pendio superiore esplode la gioia alla vista di un buon mezzo metro di fresca invernale compatta, la manna di ogni amante del ripido. In poco più di un’ora siamo sotto le rocce che delimitano la cima. Pranzo frugale, qualche foto a linee di future gite ed ecco il tanto atteso momento. Decidiamo, visto le ottime condizioni, di sciare il pendio superiore fermandoci una volta per invertire i ruoli e fare foto. Parto prima io e dopo il primo timido backside di assaggio, mi lascio andare e tiro otto curvoni da sogno giù dalla nord.

Mi fermo cuol cuore in palpitazione a fare qualche foto a Steph che scende a gran velocità circondato da grandi scivoli di neve.
Raramente ci è capitato di scendere su queste pendenze con queste condizioni e a queste velocità.


Stephane Shaw

La seconda parte, in prossimità delle rocce, la affrontiamo con più rispetto e concentrazione; all’entrata della goulotte facciamo due doppie da 30 metri su chiodi un po’ vecchi (affidare la propria sorte a un pezzo di ferro arrugginito è sempre un momento di grande riflessione).


Rappeliing the icy gully

Sciamo gli ultimi 20 m di goulotte e usciamo sul conoide finale, dove troviamo neve primaverile perfetta; allenta la tensione e le ultime curve sono puro e intenso piacere. Passiamo la terminale a balla sotto gli occhi increduli e le urla gioiose dei passanti.
Che soddisfazione ogni volta stringersi la mano alla base della parete, contemplando la linea appena sciata.
Non avendo un compagno fisso, ho costruito così bellissime amicizie con tanta gente diversa e Chamonix per questo è insuperabile.
Ci attende ancora una lunga marcia sotto un sole cocente per rientrare a Helbronner e ha tratti mi sembra di essere nel deserto con le allucinazioni; le buone condizioni non dureranno che qualche giorno.
Steph torna a Cham, mentre io mi fermo ancora una notte al Torino da Leo, dove incontro i simpatici ragazzi del Dynafit pro team, diretti l’indomani proprio alla Tour Ronde, con tanto di fotografi e cameramen.
Gli abbiamo rovinato la festa ma non se la prendono più di tanto e mi offrono anche la cena. Ci ritroveremo la sera seguente a festeggiare alla féte de la musique in quel meraviglioso melange culturale che è Chamonix!


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