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4527m ; 300m 55° , 450m 50° ; North ; ED- ; 5.4/ E3

This mountain has been my dream since I was a teenager.
Spending the summer holidays in my uncles house in Gressoney, at the feet of Monterosa, this face has always attracted my attention and left me breathless with its immense majesty, even if at the time I had absolutely no idea it was possible to ski or board a line like that.
Sometimes dreams come true especially if we hardly believe in them and this is how it happened.
A phone call, a few text messages and suddenly like magic, different causalities came together creating a perfect moment…a precious few hours and sometimes even a couple of days when the door is open.
When the door is open and you have waited a long time for it, it is time to step out the reality and jump through it…this is what we did yesterday!

Today a strong wind came back blowing…and so the door is closed once again.

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E’ sempre stata la mia idea di “Big Mountain riding”, fin dal primo momento che l’ho vista.
Una montagna maestosa con una parete perfetta ed una linea diretta.
La sua parete nord, che s’innalza per 750m di dislivello fino ad una quota di 4527m, con uno sviluppo totale di 1000m, una pendenza media di 50.5 gradi ed un tratto magnifico di 300m a 55 gradi nel couloir tra lo sperone roccioso ed i maestosi seracchi, mi ha sempre inspirato al contempo timore, rispetto ed un’inspiegabile attrazione.
L’esigenza di surfarla l’ho sempre sentita come un passaggio obbligato della mia esistenza.
A volte, quando meno me lo aspetto, per una strana congiunzione di molteplici fattori, si materializzano momenti di perfezione in cui le cose semplicemente accadono, semplici, fluide, naturali, permettendomi di concretizzare in poche ore un progetto che cullo da anni.
Una discesa del genere non è solo frutto di una giornata di coraggio ed avventura, ma il risultato di un lavoro “emozionale” di mesi, a volte anni.
Ogni volta che ho sfogliato una guida, guardato una nuova foto e scambiato informazioni con innumerevoli persone che l’hanno salita, è come se mi fossi avvicinato a lei a piccoli passi, come se l’avessi digerita a poco a poco, permettendomi così di essere pronto quando mi si è presentata l’occasione.
Era la prima settimana di luglio quando, sullo slancio di un’epica primavera all’insegna del ripido, mi stavo guardando attorno alla ricerca di un’altra avventura in montagna; più ci si addentra nell’estate e più è difficile tenere alta la motivazione, focalizzare gli obiettivi e trovare compagni determinati con i quali condividerli.
Da pochi giorni ho reincontrato Jobo, amico finlandese e grandissimo sciatore con il quale ho avuto il piacere di condividere bellissime avventure la primavera precedente; gli devo molto in quanto mi ha reso consapevole del mio potenziale, mostrandomi in montagna un altro livello al quale esprimermi.
Dopo aver passato l’inverno in Scandinavia, lavorando sui traghetti di collegamento tra Finlandia e Svezia, si è finalmente concesso una settimana di vacanza nell’ambiente che più gli è congeniale, dove ha passato i sette precedenti inverni della sua vita, esprimendosi ai massimi livelli.
Una mente umana assetata di grandi spazi ed emozioni difficilmente riesce a ridimensionarsi, nonostante il masochismo intellettuale con la quale a volte la releghiamo nell’inattività più deleteria, con le scuse più svariate, come una vita più stabile e normale.
E’ così che la felicità del nostro nuovo incontro si canalizza nella voglia di sciare qualcosa di “grosso”insieme; il Couturier all’Aiguille Verte (a mio avviso una delle tre linee più belle nel massiccio del Monte Bianco) era il nostro principale obiettivo ma l’ennesimo sopralluogo ci spinge rapidamente a spostare il nostro sguardo altrove. I soliti 50-100 m della ripida parte centrale sono in ghiaccio grigio e praticamente insciabili; non ci interessa scendere una linea del genere con una o due doppie nel mezzo. La sera stessa ricevo il messaggio di un amico da Gressoney secondo il quale la nord del Lyskamm sembrerebbe bianca. Scatta la frenetica serie di telefonate tra cui quella al rifugio Regina Margherita, durante la quale il custode mi conferma il fatto che la parete sia bianca da diversi giorni; decisione presa, si va a vedere.


Summertime


Punta Indren…c’est partì!

Partiamo il mattino dopo in tre, io, Jobo ed il mio amico francese Pierre, verso mezzogiorno siamo a staffal e dopo poche ore al rifugio Gnifetti.

Il morale, fino a quel momento alle stelle, viene ben presto ridimensionato dal forte vento che durante tutta la notte non ci lascia chiudere occhio.
Decidiamo di partire di buonora ugualmente e di giocarcela comunque, sperando che con il sorgere del sole il vento si plachi.


Three small dots at the top of the shoulder

La sera prima avevamo scartato l’ipotesi di risalire la parete in quanto ci sarebbe costato 1900m di dislivello negativo, tra la salita al colle del Lys, la salita della parete nord e la risalita per rientrare al colle del Lys.
E’ la prima volta che mi fido a scendere una linea che non ho salito ma l’idea di risparmiarmi almeno 500m di dislivello e di scendere la nord “en boucle” mi attrae molto.


Jobo Metsis


Me and PJ

Al sorgere del sole siamo sull’affilata cresta est, il vento non ha cessato di soffiare violento donandoci emozioni degne di un’esperienza Himalayana.
La cresta si raddrizza e si allarga nuovamente e in meno di un’ora siamo in cima.


Summit !
La lasciamo velocemente dopo aver scattato le foto di rito per ripararci dal vento violento pochi metri sotto.
La via Neruda, che abbiamo deciso di scendere, a destra della nervatura rocciosa è fortunatamente protetta dal forte vento da ovest.
Ci prepariamo, mangiamo qualche cosa nell’ilarità che accompagna i momenti prima della concentrazione massima che richiede una discesa del genere e siamo pronti a droppare nei mille metri di avventura di questa bellissima parete.


Dropping in…Have been waiting long time for this moment…

La parte alta è in neve dura e gessosa con un ottimo grip per le lamine; la pendenza aumenta progressivamente fino alla strettoia tra la nervatura ed il seracco da cui riesco finalmente ad intravedere tutto lo scivolo.

Ogni curva dura attimi interminabili, la concentrazione totale dona attimi di consapevolezza eterna, mi sento un tutt’uno con la parete sulla quale sto scivolando.
In discese del genere sogni e incubi si tengono per mano, sono complementari, spesso la doppia faccia della stessa medaglia.

Lontano sotto di noi, a circa un terzo della parete, sulla via di salita, due alpinisti cercano di trovare riparo sotto alcune rocce alla loro destra dalle scariche delle nostre timide curve.
Mi dispiace per il disagio loro creato ma stiamo cercando di sopravvivere a quei metri di ansia ed angoscia che ci stringono lo stomaco.
Il silenzio totale mi fa capire che i miei due compagni stanno vivendo le stesse emozioni.

Fortunatamente dopo pochi metri, sulla destra la neve ridiventa profonda, Jobo passa in testa, tira 3 o 4 curve strette d’assaggio e poi comincia ad aprire i raggi di curvatura, conditi dai caratteristici Y-hhhaaaa , esclamazioni gutturali che annunciano l’apertura delle valvole.


Opening the valves!

La neve è da sogno, fresca compatta d’alta montagna, almeno mezzo metro.
La pendenza diminuisce un pelo e ci lasciamo andare a curvoni di puro piacere tra colate superficiali di farina fredda che ci accompagnano per il resto della discesa.


Pierre Julien Quentin

Una delle cose più belle di sciare su queste pendenze è il continuo giocare con il proprio slough, a sfuggirgli, a ricercarlo, ad accelerare per scappargli di nuovo e sentirselo tutt’attorno.

Breve pausa a un terzo della parete per fare qualche foto e godersi l’eccitazione che scorre nelle vene dando la sensazione di sentirsi vivi come non mai.


Jobo Ripping!

Gli occhi degli amici brillano di luce intensa, le alchimie del vivere qui e ora questi momenti insieme, consolidano l’amicizia.
L’ultima parte della discesa è puro delirio tra ondoni di neve e mega pieghe, il giusto compenso a tanti sforzi, fisici ed emotivi.

Gli ultimi metri mi riservano un’altra scarica d’adrenalina, in un backside completamente sdraiato la lamina tocca il ghiaccio, mi parte la coda e comincio a saltellare un paio di metri prima della terminale; riesco a reagire senza esitazione, rimetto la tavola dritta salto i tre metri e atterro in mezzo metro di polvere freddissima e in un liberatorio senso di appagamento raggiungo i compagni ululanti alla base della parete.


Two climbers in the background


Midday of a middle july day, superhot, feels like to be in the desert

Dopo un paio di minuti di condivisione dei litri di endorfine che ci scorrono nelle vene, ci prepariamo per risalire l’eterno pendio, esposto alla caduta di seracchi, che sotto un sole cocente, in preda ad allucinazioni da deserto, ci condurrà al colle del Lys.


Next time the spiky one in the background

Da qui scendiamo completamente rilassati su una bellissima neve primaverile fino sul ghiacciaio di Indren dove riprendiamo il sentiero per il Passo dei Salati e da lì, con gli impianti, giù a Gressoney.
Per due giorni ho sognato al mio rientro un mojito al Castore Lunge da Max ma Jobo dovrebbe già essere a Ginevra a prendere la sua ragazza in arrivo da Helsinky.
Così saliamo in macchina, salutiamo Carlos a cui avevamo confidato il giorno prima la nostra idea, (che non era stata assolutamente presa sul serio) gli diciamo “abbiam trovato mezzo metro di polvere, era una figata, ciao, alla prossima” lui ci guarda con aria allibita e ci rimettiamo in strada per le 2 ore che ancora ci attendono per rientrare a Chamonix.
Qui io e Pierre ci concediamo la meritata birra prima di svenire per 12 ore, mentre Jobo riparte col suo furgone per Ginevra; auguri amico, penso che la parte più dura di quest’avventura per te debba ancora arrivare!

One comment on “Lyskamm North Face 09.07.2008

  1. Leon ha detto:

    TOTALE

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