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Couloir du Diable 10.04.2010

4130m (Col) ; 800m 50°- 55° ; East ; TD+ ; 5.4/ E2

Siamo a metà aprile di un inverno polverosissimo.
Ho approfittato a pieno di quasi 4 mesi di freeride a 5 stelle ma il lavoro mi ha portato via la maggior parte delle belle giornate per fare gite in montagna.
Quest’anno me la sono studiata così, ho progetti futuri e quindi è tempo di sacrifici.
Vivere a Chamonix è bello per i più disparati motivi, ma niente è così stressante come vivere in valle e non potere usufruire di una splendida giornata in montagna.
E’finalmente arrivato il momento di tornare nella dimensione verticale, i couloirs sul Mont Blanc du Tacul, con l’eccezione del sempre verglassato Gervasutti, hanno l’aria invitante.
Ho già sceso un paio di anni fa lo Jager, il Macho l’anno scorso, Le Gervà se la tira da più di tre anni, il mio sguardo si posa naturalmente sul couloir du Diable ed il Cherè.
Il primo ha un’aria attraente già da qualche tempo e Luca di Courmayeur me ne conferma le buone condizioni; purtroppo loro, braccati dalla nebbia, non sono riusciti ad arrivare in cima.
La meteo dà temporali nella notte e bello l’indomani, quindi chiamo il mio socio Cedric e lo motivo per un pò d’azione.
Sulla sud dell’Aiguille du Midì un crostone imprevisto smorza l’entusiasmo provocato dalla spolverata notturna.
Decidiamo comunque di andare all’attacco del couloir per vedere le condizioni; nel massiccio spesso capita di sciare sulla crosta su un versante e nella polvere fino al ginocchio su un altro.
Sul conoide apriamo già la traccia in 20cm di farina.
Arrivati alla terminale ci leghiamo e proseguiamo così fin sopra la corta goulotte di 10m a 70gradi che sbarra la parte inferiore del couloir.


The icy gully at the bottom of the couloir

Passata quest’ultima la supermotivazione ci riassale…sprofondiamo fino a sotto il ginocchio, condizioni difficili per la salita ma supermotivanti per la discesa.


Cedric bernardini

Alternandoci apriamo a fatica la traccia. Verso la metà del canale lo spessore di neve fresca diminuisce, permettendoci di avanzare più velocemente e di farci sentire maggiormente la pendenza e l’esposizione del couloir che per 900 m non molla un attimo.

Dopo 4 ore arriviamo sfiancati al colletto sulla cresta del Les Aiguilles du Diable.
Foto di rito, un pò di frutta secca e barrette e siam pronti a calzare sci e tavola.

I primi metri sono in neve durissima lavorata dal vento e ci costringono ad un precario gioco di equilibrio per calzare gli attrezzi; Cedric, mezzo metro sopra di me, infila lo scarpone nel primo sci, schiaccia con forza ma quest’ultimo gli scivola sulla neve dura come su di una saponetta.
Ho giusto il tempo di fermargli lo sci e prenderlo per la manica aiutandolo a ristabilire l’equilibrio.
“Ti ho appena salvato la vita..” gli dico con un ghigno compiaciuto “..cerca di fare delle belle foto per sdebitarti”.
I primi metri, di solito sempre i più psicologicamente difficili, richiedono massima concentrazione e sensibilità sulle lamine.
Preso il ritmo, la neve diventa subito migliore, permettendoci di concatenare le prime curve tra uno slough e l’altro.


First turns, good snow

Raggiunta la biforcazione coll’Isolè couloir entriamo nell’ombra e la neve sul lato destro del canale è sempre ottima.
La pendenza non molla un attimo, penso sia la discesa più ripida e continua che io abbia affrontato finora anche se le buone condizioni d’innevamento la rendono abbastanza facile.e divertente.


Steep and sustained

Gli ultimi cinquanta metri prima della piccola doppia che ci permette di passare lo step finale sono in neve discontinua e ci richiamano agli ultimi attimi di concentrazione.
Piazzo la corda sulla sosta su due chiodi attrezzata dall’amico Stian un paio di anni fa e mi lascio scivolare lungo i dodici metri di ghiaccio, seguito da Cedric.
Recuperata la corda sciamo gli ultimi ripidi metri del conoide finale, saltiamo la terminale e ci lasciamo andare ai curvoni liberatori sui pendii in ombra con neve fantastica che ci conducono sulla mer de glace. E’sempre un bellissimo piacere sciare la vallèe blanche al sole, di ritorno da qualche gita, fino al Montenvers.
Riusciamo a prendere l’ultimo treno ed in meno di mezzora siamo all’Elevation in infradito e pantaloncini a gustarci il meritato birrozzo, ascoltando le avventure degli amici.
La vita non è poi tanto male in quel di Chamonix, non la cambierei con nient’altro al mondo.

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2 comments on “Couloir du Diable 10.04.2010

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